La Piscina, trent'anni

La Piscina, con il suo parco, e ancora uno dei luoghi più belli di Colle, ma c'è sempre bisogno che un turista ce lo ricordi. I pini sono cresciuti e formano un unico grande ombrello di fronte alla vasca e il prato è più ampio di un tempo e verde, quando il sole sembra essiccare la città; e dietro al trampolino gli ultimi alberi confondono la loro chioma con le acacie e con i maestosi pioppi dell'alberaia e fanno appena intravedere l'Elsa che scorre giù in basso. L'odore delle siepi bagnate riportano il ricordo al 15 agosto di trenta anni fa, quando la vasca fu aperta al pubblico. Molti ragazzi avevano fatto il bagno nel fiume, alla "Nicchia" o al "Masso Bianco" ed erano risaliti da un viottolo nascosto nel verde per festeggiare con un nuovo bagno questo evento nuovo. Furono accolti da un'esplosione di azzurro, un milione di piccolissime mattonelline splendenti bianche e celesti.
Ma l'idea della Piscina era nata molti anni prima, nel '59 o nel '60, gli anni del governo Tambroni, delle manifestazioni antifasciste di Genova, dei "ragazzi con le magliette a strisce" che si scontrano con la polizia per difendere i valori della Resistenza, dei morti di Reggio Emilia, ma anche delle meravigliose Olimpiadi di Roma. E i primissimi lavori sono iniziati nel 1962, l'anno del primo centro-sinistra e del Concilio Ecumenico Vaticano II.
Si respirava un'aria nuova, si intravedeva la possibilità di dare inizio a quelle "riforme di struttura" che avrebbero dovuto creare un'Italia più vicina ai sogni di coloro che avevano combattuto contro il fascismo, sogni che si erano infranti contro la dura legge della guerra fredda e della pregiudiziale contro i partiti della sinistra.

Plastico del progetto originario del complesso ricreativo (non realizzato), 1960. Il progetto era stato redatto dall'Ing. Emilio Garuglieri e dal Geom. Donato Fusi

Schizzo prospettico di un progetto successivo per la realizzazione del complesso ricreativo e sportivo, 1962

Ma il 1962 e anche l'anno degli scontri di Piazza Statuto a Torino, delle fughe dei capitali all'estero; e l'anno in cui Dario Fo e Franca Rame furono allontanati da Canzonissima per la loro satira contro gli imprenditori edili che si opponevano ad ogni pianificazione urbanistica.
Fu un'idea straordinariamente nuova quella di conciliare lo sport, il divertimento, la musica con la solidarietà sociale; di concepire lo sport come servizio per tutti. E' già lo spirito degli anni '60. Mica tutti nel '59 arrivavano a capire che lo sport, la musica, il divertimento, il piacere, potevano essere "cose di sinistra" e non solo" uno strumento del perfio capitale!”
Ma le forze che si mobilitarono per la costruzione di quest'opera non lasciano dubbi sulle idee che l'avevano concepita. Si raccolsero soldi nelle sedi del partito, nelle Case del Popolo, mentre si giocava a scala quaranta o ai quintigliati. Come fu sottolineato dalla stampa, e non solo da quella locale, tanti semplici cittadini colligiani "si tassano volontariamente per costruire nel loro paese una piscina olimpica... Dalla campagna circostante... viene dato... un contributo reale con del materiale (sassi) e il suo trasporto, con giornate di lavoro... Qualcuno ha ceduto pezzi di terreno per far spazio attorno alla piscina, a prezzi di costo o quasi". ("Voci dell'Azienda Tranviaria Milanese", del 15 aprile 1964).


I metalmeccanici, i saldatori, i muratori, i nuovi imprenditori-operai misero a disposizione il loro tempo e le loro competenze, gratuitamente, per questa grande opera collettiva. Tutte le sere dopo le sei e di domenica il cantiere era gremito di operai indaffarati in cento lavori diversi.
Piscine di quel tipo non esistevano in Toscana a quel tempo. Perché proprio una piscina? Forse perché l'acqua è il simbolo della storia della città; sull'acqua si è sviluppata l'industria della lana, della carta e poi le ferriere. L'acqua è legata alla tecnica, al movimento, al lavoro. Non è un caso che questa realizzazione venga fatta nella città delle grandi opere idrauliche medievali come le gore e i bottini di Colle Alta, nella città delle stamperie di Mastro Bono nel 1478-79, tra le prime d'Italia, nella patria di Ferdinando Morozzi, il maggiore cartografo toscano del '700, nella città dove fin dal 1873 era nata una scuola professionale all'avanguardia in Italia, una scuola per "Sapere e saper fare", come l'ha definita lo storico Simonetta Soldani in un pregevole saggio apparso sulla "Miscellanea storica della Valdelsa" del gennaio-agosto 1987. E forse quest'ultimo elemento è il più significativo per comprendere l'idea e la realizzazione tecnica della piscina. La scuola professionale aveva formato a Colle una classe dirigente concreta, legata al valore del lavoro e delle capacità nel lavoro e una classe operaia qualificata e in molti casi addirittura colta.

Fase iniziale di costruzione della vasca. Si predispongono le armature per la gettata delle pareti.

Una piscina anche perché i cittadini di Colle hanno sempre fatto il bagno nel fiume e il fiume è legato alla loro infanzia, alla pesca insieme ai padri, ai primi amori adolescenziali, ai pranzi con la famiglia sulle rive dell'Elsa con la panzanella e le uova sode. II fiume appare nelle pitture del Salvetti, del Meoni e del Manganelli e nei racconti di Romano Bilenchi. Ma nei primi anni '60 l'Elsa diviene sempre più sporca e meno adatta ai bagni estivi; poi cambiano le abitudini e le esigenze. II trampolino di cemento armato, che si erge maestoso sopra l'alberaia della "Spianata dei Falchi" era un simbolo degli anni '60 a Colle, aveva sostituito la querce del superbo e terribile tonfo del "Diborrato", cosi profondo che aveva inghiottito (sembra) un carro armato tedesco nell'ultima guerra. Da quell'albero mitico che si ergeva di fronte alla paurosa cascata, più in alto rispetto a questa, i più avventurosi si gettavano in acqua con un salto di 15 metri.
Dopo il 1965 intere generazioni di bambini hanno imparato a nuotare in stile; lo sport era diventato a Colle un fenomeno di massa. Diversi anni dopo lo sarebbe diventato in tutta Italia.
Le idee nuove sono sempre legate alle utopie e ad una buona dose di ingenuità ed inesperienza. Anche questi elementi hanno segnato la storia trentennale della Piscina Olimpia. L'hanno segnata a tal punto che i colligiani, esigenti e severi nei confronti del proprio paese, hanno da tempo iniziato a vedere la Piscina come un vecchio rudere del passato la cui storia è scandita da evidenti errori di gestione.
Quella vasca, osservata seduti su un muretto, sotto l'ombra dei pini, ricorda una vecchia signora con dei segni evidenti che ne rimarcano gli anni; una signora che è stata "la più bella e la più moderna di tutta la Toscana", come riportava un articolo della "Nazione Sera" del 1965, una signora a cui si deve rispetto, interesse e sostegno.
Ma le realizzazioni non nascono così, casualmente, senza un retroterra storico. La Piscina si inserì nei ricco tessuto economico, culturale e sociale di Colle. Era impensabile senza la storia del movimento cooperativo, senza una solida organizzazione sindacale, senza una tradizione associativa che va dall'Accademia dei Varii all'Associazione Pubblica Assistenza; e una organizzazione altrettanto solida hanno avuto a Colle i partiti operai, il Partito Socialista dall'ultimo decennio dell'Ottocento fino al fascismo (ma già negli anni precedenti vi era un forte nucleo democratico) e il Partito Comunista a partire dal secondo dopoguerra. Questa forza politica ed organizzativa si manifestava anche in occasioni come le feste dell'Unità; vorremmo ricordare quelle organizzate nel vecchio campo sportivo. Erano feste che riunivano la città, che si concludevano con i colorati fuochi d'artificio sopra il "Poggio di Pisellino" ma avevano anche un solido contenuto culturale, esprimevano le capacità e la fantasia dei colligiani, a partire dalle insegne luminose scorrevoli in omaggio allo Sputnik russo ideate dall'elettricista filosofo Orfeo Corsi, conosciuto da tutti come "Feo".
Sarebbe facile bollare tutte queste attività con il marchio dell' "ideologia", una ideologia vecchia e finita miseramente. Se non è giusto disconoscere i limiti di quegli uomini che concepirono la Piscina, che la concepirono anche come conquista di una parte politica, non dimentichiamo i valori e le idee nuove che la ispirarono e soprattutto non dimentichiamo gli effetti positivi di questa realizzazione, il servizio sociale offerto a tutti i cittadini e gli abitanti dei comuni limitrofi. Teniamo presente che le successive realizzazioni nel campo degli impianti sportivi legati al nuoto devono qualcosa alla Piscina Olimpia: qui, per fare un esempio, si sono formati i bagnini che ora prestano servizio in altre piscine della provincia.
Ci vollero un po' di anni e molte difficoltà prima di giungere all'inaugurazione della sala da ballo nel febbraio del 1965. Fu chiamato un complesso dignitoso che suonava molto bene le canzoni dei Beatles. Siamo nel 1965, l'anno della tournee del quartetto di Liverpool in Italia, l'anno di Ticket to ride. Non è un concetto logico quello che vogliamo esprimere, sono intuizioni, ma la Piscina è legata anche ai Beatles, a quello che i Beatles rappresentarono per gli adolescenti di allora. Per loro quel luogo è legato anche a rapporti diversi tra ragazzi e ragazze, ad una idea nuova della libertà; credevano fermamente che un uomo e una donna non si dovessero giudicare dalla lunghezza dei capelli o dalle minigonne e neppure, naturalmente, dal colore della pelle o dall'appartenenza a culture o religioni diverse. E alla Piscina verranno Dino, Gianni Morandi, Michele, Caterina Caselli con il suo "casco d'oro", i Dik-Dik e Sergio Endrigo e numerosi altri.

Ultimazione dei lavori della vasca. Da sinistra il manovale Celso Righi, Aldo Aiazzi tra due posatori di mattonelle.

Sul piano politico, come sottolinea lo storico Giorgio Candeloro "il 1964 e 1965 furono anni di depressione, vi fu un allentamento della pressione sindacale. Diminuì la domanda interna ma continuarono ad aumentare le esportazioni... aumento in una certa misura la disoccupazione... Ma l'intensificazione dello sfruttamento stimolò una nuova ripresa della conflittualità". Presto inizieranno quei movimenti politici dal basso destinati ad entrare in conflitto con i partiti della sinistra e con lo stesso movimento sindacale. Nel 1966 e 1967 si creano le premesse del movimento studentesco del 1968 (il 16 marzo 1966 esplode il caso della "Zanzara", la rivista degli studenti del Liceo Parini di Milano che aveva pubblicato un'inchiesta sui comportamenti sessuali degli studenti in un'Italia bigotta e sessuofobica). Contemporaneamente cresce la conflittualità operaia e ci si avvicina ai rinnovi contrattuali del 1969. Le lotte studentesche e operaie si inseriscono in un contesto politico internazionale alla base del quale c'è la condanna dell'intervento statunitense nella guerra del Vietnam. Nel 1969 la grande ondata di scioperi culmineranno nell' "autunno caldo".

La sala pompe ultimata

Questo nuovo clima politico e culturale fu prontamente recepito da quel nuovo centro ricreativo che era la Piscina Olimpia e quando qui fu fatta la Festa dell'Unita i giovani del movimento studentesco colligiano e valdelsano vendevano nello stand del libro Lettera ad una professoressa (uscito nel maggio 1967, due mesi prima della morte di Don Milani) dei ragazzi di Barbiana mentre intorno alla vasca sventolavano le bandiere rosse con l'immagine del Che Guevara.
Ma intanto la Piscina svolgeva bene il ruolo per cui era stata costruita, il ruolo più importante. L'11 agosto del 1965 si svolse nella vasca la prima manifestazione e il 15 agosto quello splendido specchio d'acqua fu aperto al pubblico. Era l'estate della vittoria di Gimondi al Tour de France, il 14 luglio; e il 15 luglio dello stesso anno fu inaugurato il traforo stradale del Monte Bianco.
La Piscina Olimpia nei primi anni divenne sede di prestigiose manifestazioni sportive tra le quali, crediamo, le più belle nei ricordi dei colligiani, furono i campionati italiani assoluti di tuffi quando l'Italia di Di Biasi e di Cagnotto era la capitale del mondo in queste specialità.
Un'emozione particolare suscita una lettera apparsa tra i ricordi della Piscina. Una lettera indirizzata al presidente della "Rari Nantes Florentia" in cui, con parole misurate e discrete si esprime tutto il cordoglio di fronte alla tragedia dell'alluvione del '66 che aveva gravemente danneggiato gli impianti sportivi fiorentini. Nello stesso tempo, però, si faceva appello al "coraggio" e alla "volontà di risorgere". Quello stesso coraggio e quella stessa volontà che moltissimi giovani mostrarono venendo in massa a Firenze da ogni parte d'Italia a prestare gratuitamente la loro opera per salvare la cultura di tutti minacciata dalla catastrofica alluvione. E lo scopo della lettera era quello di far "sapere che noi siamo ben lieti di potervi aiutare" e al presidente della società sportiva fiorentina gli veniva comunicato che "fin da ora... le nostre attrezzature (purtroppo poche) e la vasca, saranno a vostra disposizione" e si invitava lo stesso presidente a "voler contare su noi per eventuali svolgimenti di allenamenti, partite ecc... e... (senza preamboli)" lo si pregava di mettersi "subito in contatto con noi" (lettera del 22 novembre 1966).
Gli adolescenti che in quegli anni vivevano in Piscina dalla mattina alla sera e che avevano imparato a nuotare abbastanza bene grazie ai corsi di nuoto svolti da maestri qualificati come Gianni Gross, si ricordano benissimo degli allenamenti della "Rari Nantes", che si svolsero in Piscina per un lungo periodo, di quei giovani mostri che macinavano vasche su vasche senza fermarsi mai e si ricordano di aver fatto "brutta figura" (si fa per dire) nelle prime gare contro alcuni di quegli enfants prodige come De Magistris.

Caterina Caselli
Caterina Caselli canta nel salone (1966)

Anche questo contatto stretto tra Colle e Firenze si riallaccia ad una lunga tradizione storica che si perde nei secoli e che ha lasciato il segno nella cultura della nostra città. Ma i rapporti della Piscina con il mondo sportivo non si limitavano alla prestigiosa "Rari Nantes". Vi sono in quegli anni rapporti stretti con il C.O.N.I., e con la Federazione Italiana Nuoto al massimo livello e la Piscina Olimpia per alcuni anni è un punto di riferimento nazionale per lo sport d'acqua.

Michele e il suo complesso nel salone (1965)

Per alcuni di noi il '66 e il '67 in Piscina rappresentano gli anni più belli della nostra vita ma anche una tappa indispensabile nel nostro modo di concepire lo sport e forse anche di concepire il mondo. Alcuni uomini che hanno vissuto in Piscina la loro infanzia e la loro adolescenza oggi non si immaginano neppure come sarebbero stati quegli anni senza la Piscina.

Lino Vespe e gli Uragani
Il complesso Lino Vespe e gli Uragani che inaugurò il salone il 28 fabbraio 1965

Gli anni '70 e gli anni '80 sono molto più prosastici anche e soprattutto per la Piscina Olimpia rispetto ai gloriosi anni '60; rappresentano un capitolo della storia colligiana con le sue luci e le sue ombre da analizzarsi più in profondità in altre sedi e con altri strumenti. Sul filo della memoria quegli anni si ricordano poco. Ma a quegli adolescenti che riscoprono quanto è buono un gelato mangiato in Piscina, dopo cena, in agosto, seduti su un muretto, al fresco, mentre guardano la vasca, la vecchia signora invecchiata, piace ricordare i momenti alti della sua storia anche per aiutare questi giovani a riflettere sul valore e sui valori di quella storia, e anche sul significato della storia in generale. Dobbiamo ricordare che la nostra città si e nutrita di quei valori. Uno di questi è la solidarietà umana, civile e sociale. Crediamo di averne bisogno anche oggi.

S.S.


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